E’ di ieri la notizia che Borders, la seconda catena di librerie piu’ grandi degli Stati Uniti, ha dichiarato fallimento dopo l’impossibilita’ di contenere il vertiginoso calo delle vendite provocato dalla concorrenza di Internet nel settore dell’editoria.
Ma se l’ePublishing sta rivoluzionando cosi’ pesantemente il modo di leggere e di vendere libri, quale futuro dobbiamo aspettarci per l’editoria? Come si comportano gli editori e quali nuovi modelli di business si affacciano sul mercato? Ma soprattutto, la carta resistera’ al digitale?
Lo abbiamo chiesto ai relatori dell’affollatissimo (il rumore di fondo delle interviste la dice lunga) panel “Parole Digitali: la rivoluzione dell’ ePublishing”, ospitato dall’Associazione Civita martedi 8 febbraio durante la Social Media Week.
“E’ la sovrapposizione di livelli informativi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati, ecc.) all’esperienza reale di tutti i giorni, che “aumentano” la realta’ attraverso l’uso di dispositivi di vario genere”. Cosi risponde piu’ o meno Wikipedia, ai curiosi che ne googlano il nome.
Tanti, ci viene facile pensare, guardando la folla di pubblico accorsa al panel “Augmented Reality, futuro e realta‘” che sgrana gli occhi davanti alle applicazioni portate in sala dai relatori, tutti esperti d’eccezione (li trovate qui) messi insieme dall’Associazione Culturale DiScienza.
I personaggi di un libro per bambini che saltano fuori dalle pagine grazie ad una semplice webcam, un sito di interesse culturale che mostra ai visitatori le sue parti mancanti, un cartellone pubblicitario che contiene informazioni extra visualizzabili con il nostro telefonino. La realta’ aumentata e’ questo e molto di piu’.
E’ la possibilita’ di rendere piu’ ricco il nostro rapporto con la realta’ attraverso applicazioni facili da utilizzare (si pensi a Layar per lo smathphone Apple), spesso dai risvolti molto “social”, capaci di generare condivisione tra gli utenti, voglia di muoversi, di scoprire particolari del mondo che ci circonda. Le sue applicazioni spaziano dall’arte alla medicina, dal turismo alla pubblicita’.
Andrea Bellezza, direttore strategico di OnScreen Communication, azienda animata da giovani talentuosi e capofila tra le aziende italiane che si occupano di realta’ aumentata, ci ha aiutato a capire di cosa si tratta e quali sono le applicazioni piu’ comuni.
L’arte e il patrimonio culturale sono settori in cui la realta’ aumentata e i social network offrono applicazioni sorprendenti e diventano uno strumento importante per avvicinare l’arte alle persone. A provarlo, i risultati virtuosi di una serie di progetti portati avanti dal Ministero dei Beni e le Attivita’ Culturali di cui ci parla Christian Ghiron, responsabile responsabile per le Nuove Tecnologie della Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero dei Beni Culturali.
Come gestire il proprio Curriculum Vitae nell’era del Web 2.0? Come servirsi dei Social Nerwork per rendere piu’ visibile il proprio profilo e renderlo appetibile a chi offre lavoro?
Queste e molte altre domande su come ottimizzare il proprio CV hanno trovato risposta nello spazio “CV Optimization 2.0″, gestito dalla societa’ di coaching&consulting Effebia, che ha offerto la propria consulenza gratuita durante la Social Media Week di Roma, dispensando preziosi consigli.
Ne volete qualcuno? Li abbiamo chiesti a Michela Barlocco, consulente del team Effebia.
Parlare di “dati” nel Web in una location storica e ricca di fascino come quella del Centro Studi Americani di Roma e’ sicuramente un’esperienza di grande suggestione.
L’occasione e’ stata un panel della Social Media Week organizzato da RENA (acronimo di Rete per l’Eccellenza Nazionale) che affronta uno degli argomenti piu’ spinosi e al tempo stesso di grande attualita’ che riguardano il Web: i dati, ovvero la mole di informazioni che circolano in Rete e il loro valore per gli utenti cosi come gli strumenti per utilizzarli in modo responsabile e consapevole.
Il “dato” e’ infatti al centro di uno di uno dei progetti, battezzato FreeAsTheWeb, di quest’associazione indipendente, animata da giovani (in senso culturale, non certo anagrafico!) che operano in settori eterogenei ma che hanno come obiettivo comune quello di fare dell’Italia un paese aperto, responsabile, trasparente, equilibrato.
Un obiettivo ambizioso, necessario ed anche coinvolgente, soprattutto se si ha la fortuna di conversarne con uno dei volontari dell’Associazione.
Di FreeAsTheWeb ce ne parla la Responsabile del progetto, Morena Ragone.
Poteva mancare Trastevere, con tutta la sua frizzante atmosfera, tra le location della Social Media Week?
A ricreare la celeberrima movida trasteverina nell’ora dell’aperitivo e’ stata l’agenzia di comunicazione ArtAttack Adv, con un aperitivo 2.0 organizzato lunedi 7 febbraio nella propria sede creativa in vicolo della Frusta, in apertura della Social Media Week di Roma.
Un social media aperitif per chi ha lo stream nelle vene (e a fine serata, anche un molto Spritz…) perfettamente riuscito!
E’ un tema caldo quello che ha per protagonista i libri (e il loro futuro) nell’epoca del Web 2.0. Ed e’anche uno di quelli che a piu’ riprese e con intatto entusiasmo hanno animato la Social Media Week di Roma.
Se ne e’ discusso anche pochi minuti fa da Fandango Incontro, con il conduttore tv Christian Floris, dove un pubblico attento ha seguito il caso della Libreria Liberrima di Lecce, per la quale un giovane team di esperti di Social Media, GurYou, ha sviluppato un piano strategico di Social Media Managment in collaborazione con l’ESADE.
Ma si parla anche di libri che nascono sul Web e di un autore sconosciuto che da vita a un esperimento: ogni settimana, sul suo blog pubblica un capitolo del libro e tiene aggiornati i suoi utenti attraverso il suo profilo di FB, interagisce con i suoi lettori, ne ascolta i consigli di cui tiene conto nella redazione dei suoi testi, alcuni dei suoi lettori diventano anche parte del libro stesso, attraverso contributi e diventando cosi parte del libro stesso. Che scrivere un libro nell’epoca del Web 2.0 diventera’ un processo compartecipativo? L’autore, che ha deciso di svelarsi oggi per la prima volta, si chiama Samuel Russo.
Mario Adinolfi, tra gli ospiti del panel a cui e’ affidata la conclusione del dibattito, smorza un po’ l’entusiasmo che nel frattempo si e’ creato intorno al futuro dei libri nell’universo 2.0: da blogger (su Il Cannocchiale) e giornalista, pensa che l’Italia sia molto indietro. Mentre la libreria piu’ grande di NY sta per chiudere perche’ il digitale oltroceano sta rivoluzionando il modo di leggere, l’Italia arranca e manca di una cultura digitale adeguata e anche di strategie di business in grado di sostenerla (perche’, ci si chiede ad esempio, l’abbonamento ai quotidiani online americani costa molto meno di quelli italiani?). Occorrerebbe, secondo Adinolfi, considerare il Web come qualcosa da cui partire per arrivare altrove, un’onda su cui surfare, invece di chiudersi in una realta’ in cui rinchiudersi e si comunica con una realta’ spesso distorta.
In una citta’ come Roma, dove ad ogni vicolo si apre un capitolo della storia dell’arte, non parlare di Arte, appunto, pare impossibile. Se poi il contesto e’ quello della Social Media Week, l’occasione diventa ghiotta per addentrarsi nelle interessanti forme espressive che la Rete ha reso possibili, dove l’ interazione tra forma e contenuti raggiunge standard elevati e si serve di nuove piattaforme di grande valore comunicativo.
In una location molto suggestiva, l’Auditorium dell’Ara Pacis, testimoni di iniziative artistiche e culturali si sono alternati mostrando video e immagini, ma anche collegandosi in diretta con Second Life e i luoghi virtuali dell’Arte. A moderare il dibattito, l’ideatrice dell’evento Marina Bellini:
Tra i progetti presesentati, il nuovo portale di Illysustainart, raccontato da Ariella Risch, responsbile dei progetti editoriali di IllyCaffe:
Il colore preferito della Social Media Week? Il verde, naturalmente. Non solo ultratrendy – come solo il festival della Rete puo’ essere – ma anche il colore della natura, a cui la Social Media Week si rivolge da sempre con un occhio di riguardo.
Per la seconda volta, infatti, la Social Media Week sceglie come patner Novamont che produce la materia prima Mater-Bi (un materiale rigorosamente biodegradabile); Ecozema, che la trasforma in stoviglie e Sisifo, che la trasforma in oggetti di comunicazione. Il tutto sotto la tutela di Assocai, l’Associazione per lo Sviluppo della Competitività Ambientale d’Impresa.
Volte un gadget irresistibilmente eco? Non resta che partecipare a uno degli eventi del fitto calendario della Social Media Week…
Poteva mancare al festival della Rete worldwide una dashboard molto, ma molto social? Per seguire gli eventi della Social Media Week di Roma a 360 gradi, ecco un sistema di interconnessioni che permette di visualizzare dati relativi agli eventi e alle locations, ma anche interagire con commenti, discussioni e impressioni sugli eventi in corso.
Come funziona? Ogni location della week è stata specificatamente geomappata. Effettuando il check-in su Foursquare si puo’ dichiarare la propria presenza in questi luoghi, ma lo si puo’ fare anche inviando un tweet geolocalizzato nei pressi degli stessi che contenga il tag ufficiale #smwrme e la propria posizione e il proprio messaggio saranno visualizzati dalla Dashboard. Chi accede potra’ cosi’ visualizzare una mappa dinamica di Roma con le presenze dei partecipanti al festival della Rete e interagire tramite commenti e discussioni.
La mappa, cliccabile, permetterà così lo scambio e l’individuazione di potenziali contatti, oltre alla possibilita’ di individuare immediatamente i luoghi “hot” della manifestazione grazie a un divertente sistema di markers di colori variabili che rilevano le presenze: dal colore blu per un basso numero al rosso intenso dei luoghi e degli eventi “on fire”.
Dopo il grande successo registrato dall’incontro “Social media & informazione” durante l’edizione milanese, la Social Media Week torna a discutere dei cambiamenti che stanno investendo il mondo del giornalismo, dell’editoria e dell’informazione. Una rivoluzione che non si ferma soltanto ai contenuti informativi. Spuntano infatti anche nuovi modelli di business e modalità inedite di espressione, pubblicazione e fruizione dei contenuti stessi.
GLI OSPITI DEL PANEL
Sul tema si stanno confrontando: - Emilio Carelli (direttore di SkyTG24)
- Luca Dini (direttore di Vanity Fair)
- Tommaso Tessarolo (general manager di Current),
- Alessandro Gilioli (giornalista de L’Espresso)
- Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio)
- Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)
Modera Marco Montemagno(conduttore diIoReportersu Sky TG24)
Il sito Wikileaks si pone come mediatore tra la fonte dei file top secret e i media. Ma fa giornalismo oppure no? E si può ancora parlare di un confine netto e invalicabile tra la categoria dei giornalisti e quella dei lettori, o invece la prima non può più fare a meno della seconda, sempre più protagonista nelle vesti di reporter diffuso?
Emilio Carelli, direttore di SkyTg24: “La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di comunicare e di fare televisione. La figura del giornalista con l’avvento delle nuove tecnologie è cambiata radicalmente negli ultimi 10 anni: è diventata multimediale. Non solo, anche il giornalismo è cambiato, è diventato partecipativo, con l’informazione che viene dal basso. L’altro aspetto è la democratizzazione dell’informazione e il ruolo principale l’ha giocato Internet fin dall’inizio, con la sua interattività e multimedialità, ognuno di noi può pubblicare un blog, fino a 15 anni fa si poteva fare riferimento solo alla carta stampata. Attraverso i social network il Web ha portato lo sviluppo di rapporti. Anche Wikileaks è un fenomeno di democratizzazione, è una fonte (e Internet ha permesso la moltiplicazione delle fonti) grazie a questa figura di Assange che per molti è un eroe, per altri un gangster. Io penso abbia giocato un ruolo importante, ha portato maggiore trasparenza, per me è un fenomeno positivo. Il giornalista ormai ha molte fonti in più, ma deve anche saperle selezionare. C’è poi il citizen journalism, un altro fenomeno che SkyTg24 ha cavalcato sin dall’inizio: a questo proposito abbiamo creato una rubrica che si chiama Youreporter che va in onda durante il Tg, si tratta di fenomeni di integrazione e non di sostituzione del lavoro del giornalista”.
Davvero, il ruolo del giornalista si sta evolvendo, anche attraverso la tecnologia, pensate solo all’arrivo dell’Hd e al suo impatto sul telespettatore”.
Intervista a Emilio Carelli, direttore di SkyTg24
Intervista a Luca Dini, direttore di Vanity Fair
Intervista a Tommaso Tessarolo, general manager di CurrentTV
Intervista a Gianluca Vergori, direttore di Matrix