In Gran Bretagna sta riscontrando grande successo questa piattaforma di aggregazione di tweet postati da blogger, politici, giornalisti, opinion leader e semplici utenti – Tweetminster- che ricava informazioni e trend topic usati come veri e propri sondaggi da importanti testate come Bbc e Reuters.
L’idea è stata co-partorita nel 2008 da Alberto Nardelli, 31 anni, romano, che dichiara all’ANSA: “Un servizio come Tweetminster replicato sul territorio italiano avrebbe il potenziale di analizzare trend presenti nei post di migliaia di persone, andando quindi al di là di sondaggi tradizionali che si soffermano su 500-1000 individui.”
In questi giorni ad esempio anche oltremanica si parla del nostro governo, di Monti, del futuro dell’Europa, di spread e mercati e Tweetminster riesce a cogliere migliaia di voci, di opinioni che possono essere molto utili in un rapporto nuovo, diretto tra informazione e utente.
“Mi piacerebbe prima o poi esportate il modello Tweetminster anche in Italia. - conclude Nardelli - I politici non hanno pienamente capito davvero le potenzialità strategiche di questo strumento che sono la possibilità di formare una rete, influenzare media ed opinione pubblica in tempo reale, ma anche quella di dialogare direttamente con gli elettori.”
L’informazione e il giornalismo stanno cambiando, i social media stanno velocemente rivoluzionando il panorama e anche la Social Media Week ha affrontato il tema durante molti incontri: tra tutti, a Roma con la tavola rotonda “Informazione liquida, il giornalismo dopo Twitter e Wikileaks” con Emilio Carelli, ex direttore di SkyTG24, Tommaso Tessarolo (direttore di Current TV) e Giancarlo Vergori (direttore generale di Virgilio).
Martedi 8 febbraio, all’interno della SMWRME, Rai5 ha organizzato un evento dedicato all’evoluzione “digital & social” della televisione dal titolo TV exeperience: dai social ai tablet, cosa ci aspetta?
Molti gli interrogativi affrontati durante l’appuntamento presso Ateneo Impresa in Palazzo Giannelli Viscardi.
In particolare, si è parlato dei nuovi scenari tecnologici in grado di moltiplicare le modalità di fruizione del flusso televisivo, dell’importanza delle conversazioni real time che accompagnano la visione e di come questo tipo di partecipazione possa essere valorizzata dal broadcaster per arricchire la visione e il contenuto in trasmissione.
Hanno partecipato: Roberta Enni, Rai; Gregorio Paolini, Hangar; Marco Massarotto, Hagakure; Tommaso Tessarolo, Current TV; Andrea Materia, Rai; Davide Bartolucci, Shado; Luca Collacciani, Akamai;
L’evento è stato molto seguito anche online con più di 500 utenti connessi durante la diretta streaming (e più di 2.000 visualizzazioni) e oltre 100 menzioni dell’hashtag #SocialTV.
Wikileaks non fa giornalismo, ma è diventata una fonte giornalistica imprescindibile. E’ quanto emerso dal panel “Informazione liquida, il giornalismo dopo Twitter e Wikileaks” che si è tenuto martedì 8 febbraio alla sede di Ateneo Impresa (Palazzo Giannelli Viscardi, corso Vittorio Emanuele II, 18, Roma).
Pubblichiamo le interviste che ripercorrono le principali posizioni dei relatori sul tema e che spiegano come il lavoro del giornalista sia cambiato radicalmente dopo la rivoluzione digitale: è diventata una figura professionale multimediale.
Intervista a Emilio Carelli, direttore di SkyTg24
Intervista a Luca Dini, direttore di Vanity Fair
Intervista a Tommaso Tessarolo, general manager di CurrentTV
Intervista a Gianluca Vergori, direttore di Matrix
I RELATORI DEL PANEL
Sul tema si sono confrontati: - Emilio Carelli (direttore di SkyTG24)
- Luca Dini (direttore di Vanity Fair)
- Tommaso Tessarolo (general manager di Current),
- Alessandro Gilioli (giornalista de L’Espresso)
- Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio)
- Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)
Moderatore Marco Montemagno(conduttore diIoReportersu Sky TG24)
Il sito Wikileaks si pone come mediatore tra la fonte dei file top secret e i media. Ma fa giornalismo oppure no? E si può ancora parlare di un confine netto e invalicabile tra la categoria dei giornalisti e quella dei lettori, o invece la prima non può più fare a meno della seconda, sempre più protagonista nelle vesti di reporter diffuso?
Emilio Carelli, direttore di SkyTg24: “La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di comunicare e di fare televisione. La figura del giornalista con l’avvento delle nuove tecnologie è cambiata radicalmente negli ultimi 10 anni: è diventata multimediale. Non solo, anche il giornalismo è cambiato, è diventato partecipativo, con l’informazione che viene dal basso. L’altro aspetto è la democratizzazione dell’informazione e il ruolo principale l’ha giocato Internet fin dall’inizio, con la sua interattività e multimedialità, ognuno di noi può pubblicare un blog, fino a 15 anni fa si poteva fare riferimento solo alla carta stampata. Attraverso i social network il Web ha portato lo sviluppo di rapporti. Anche Wikileaks è un fenomeno di democratizzazione, è una fonte (e Internet ha permesso la moltiplicazione delle fonti) grazie a questa figura di Assange che per molti è un eroe, per altri un gangster. Io penso abbia giocato un ruolo importante, ha portato maggiore trasparenza, per me è un fenomeno positivo. Il giornalista ormai ha molte fonti in più, ma deve anche saperle selezionare. C’è poi il citizen journalism, un altro fenomeno che SkyTg24 ha cavalcato sin dall’inizio: a questo proposito abbiamo creato una rubrica che si chiama Youreporter che va in onda durante il Tg, si tratta di fenomeni di integrazione e non di sostituzione del lavoro del giornalista”.
Davvero, il ruolo del giornalista si sta evolvendo, anche attraverso la tecnologia, pensate solo all’arrivo dell’Hd e al suo impatto sul telespettatore”.
Dopo il grande successo registrato dall’incontro “Social media & informazione” durante l’edizione milanese, la Social Media Week torna a discutere dei cambiamenti che stanno investendo il mondo del giornalismo, dell’editoria e dell’informazione. Una rivoluzione che non si ferma soltanto ai contenuti informativi. Spuntano infatti anche nuovi modelli di business e modalità inedite di espressione, pubblicazione e fruizione dei contenuti stessi.
L’appuntamento è per martedì 8 febbraio, dalle ore 16 alle 18, presso la sede di Ateneo Impresa (Palazzo Giannelli Viscardi, corso Vittorio Emanuele II, 18, Roma. I posti sono limitati, registrati subito!)
GLI OSPITI DEL PANEL
Sul tema si confronteranno molti protagonisti dell’informazione e dell’editoria italiana: - Emilio Carelli (direttore di SkyTG24)
- Luca Dini (direttore di Vanity Fair)
- Tommaso Tessarolo (direttore di Current),
- Bruno Manfellotto (direttore de L’Espresso)
- Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio)
- Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)
Modera Marco Montemagno(conduttore diIoReportersu Sky TG24)
In un editoriale uscito sul quotidiano “Australian” alla vigilia dell’arresto per presunta violenza sessuale, Julian Assange sostiene che Wikileaks lavori alla nascita di un nuovo modello di informazione che definisce “giornalismo scientifico”: “Il giornalismo scientifico – afferma – ti permette i leggere un articolo e di cliccare online per controllare i documenti originali su cui è basato. Ti permette di giudicare da solo: questa storia è vera? Il giornalista l’ha ricostruita correttamente?”.
Assange ha capito subito che pubblicando 250.000 documenti riservati non avrebbe parlato alla gente comune.
Ha messo dunque a disposizione dei media tutta la documentazione in modo che i giornalisti potessero fare un lavoro di selezione, gerarchizzazione delle notizie, contestualizzazione.
Il sito Wikileaks si è insomma posto come mediatore tra la fonte dei file top secret e i media. Ma fa giornalismo oppure no? E si può ancora parlare di un confine netto e invalicabile tra la categoria dei giornalisti e quella dei lettori, oppure la prima non può più fare a meno della seconda, sempre più protagonista nelle vesti di reporter diffuso?
Emilio Carelli, direttore di SkyTg24: “La figura del giornalista con l’avvento delle nuove tecnologie è cambiata radicalmente negli ultimi 10 anni: è diventata multimediale. Non solo, anche il giornalismo è cambiato, è diventato partecipativo, con l’informazione che viene dal basso”.
Tommaso Tessarolo, General Manager Current TV Italia: “Se il giornalista multimediale ormai va in giro armato di telecamerina, il nostro canale, Current Tv, è basato proprio sulle immagini riprese da chi con la telecamerina gli eventi li vive e li documenta in prima persona, pur non essendo giornalista”.
Giancarlo Vergori, direttore di Matrix: “I blog hanno avuto un successo incredibile, ora entriamo in una condizione più matura, trainati in Italia anche dall’esempio anglosassone, dove il bacino televisivo è meno radicato. Ci sarà modo di guadagnare anche con i blog di qualità e il fenomeno del crowdsourcing”.
Luca Dini, direttore di Vanity Fair: “Con la rivoluzione digitale l’informazione non è più top-down, ormai arriva un feedback molto forte dai lettori e sarà sempre più forte. Questo vale soprattutto per i settimanali. I media digitali non distruggeranno il giornalismo tradizionale, ma quello pessimo”.
22-09-2010 Social Media Week Milan, intervista a Emilio Carelli, direttore di SkyTg24, all’evento Social Media e Informazione (Mediateca Santa Teresa): quale rivoluzione sta investendo l’informazione e la figura del giornalista con l’avvento del digitale (applicato al Web e alla Tv) e l’imporsi del reporter diffuso.
22-09-2010 Social Media Week Milan, intervista a Giancarlo Vergori, direttore di Matrix, all’evento Social Media e Informazione (Mediateca Santa Teresa): l’avvento dei blog di qualità e il fenomeno del Crowdsourcing.